Ogni riga non scritta

Ogni riga non scritta

è un no a una possibilità

una ruga in più sul viso

un luccichio che svanisce dallo sguardo.

Ogni riga non scritta

è una porta che si chiude

una volta per tutte.

Ogni riga non scritta

è un’occasione persa

un minuto sprecato.

Ogni riga non scritta

è una nuova paura.

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Andando a est

Andando a est si incontrano tante persone. Persone che hanno vissuto un bel pezzo di vita senza di te e, ovviamente, tu senza di loro. Senza che tu te ne accorga, di punto in bianco, non riesci a stare più senza di loro. Ti chiedi cosa facciano, dove siano, perché non rispondano. Ti senti solo e vuoto senza quelle persone, che fino a qualche giorno prima non conoscevi. Ecco quello che succede andando a est.

Le parole

A volte, le parole iniziano a girare vorticosamente nella testa, ma non riescono a uscire. Spesso sono parole che non conosciamo, che non riusciamo a decifrare. Quelle parole dal cervello si propagano nel resto del corpo, in tutti gli organi, fegato, polmoni, reni, cuore. Si infilano nelle vene, in ogni singolo capillare, per arrivare all’anima, ai sentimenti, a quella zona d’ombra di noi stessi, che non conosciamo. Finché, un giorno, quelle parole diventano il nostro pane quotidiano, l’aria che respiriamo, le persone che frequentiamo, la canzone che cantiamo. E’ solo in quel momento, in cui diventano indispensabili, che le parole fanno le valigie e una a una iniziano a uscire per non tornare mai più.

Wisława Szymborska

Ormai la notizia è copiosamente rimbalzata su tutti i social network (usando un’espressione che piace tanto ai giornalisti): Wisława Szymborska è morta. E’ morta a 88 anni, dopo aver fatto risuonare i suoi versi in diverse lingue. E’ morta nel sonno, a casa sua, a Cracovia. E’ morta la poetessa, è morta la fumatrice incallita. E’ morta quella signora, che mentre vedeva gli altri affannarsi attorno a lei perché era ‘premio Nobel’, sorrideva tranquilla, come se il Nobel fosse l’ultima delle sue preoccupazioni. Ho visto Wisława Szymborska una sola volta nella vita, da lontano, ma non mi sembra vero che sia morta. Sì, perché i suoi volumi di poesie continuano a stare sullo scaffale del mio studio, continuano a parlare e sono certa che qualcuno addirittura canti. Che altro può fare la poesia di Wisława Szymborska se non volteggiare nell’aria? I suoi versi si possono respirare, toccare con mano. Parlano della banale quotidianità, di cipolle, funerali, gatti, amore, statue… Perchè di questo è fatto il mondo in cui viviamo. Ma questa quotidianità così spaventosa viene colorata dalla poeticità della sua autrice, che senza usare termini astrusi, giri di parole senza senso, riesce a comunicarci la sua visione del mondo disillusa, eppure ancora spensierata. E’ come se ci volesse dire che tutto dipende da come prendiamo quello che ci capita. Possiamo aggredire la realtà, o mettere un paio di occhiali colorati e chiacchierarci un po’.  A noi lettori la scelta.

Il primo post

Poco tempo fa, ho dovuto chiudere il blog che avevo aperto su splinder. Pensavo che la mia esperienza di blogger fosse finita una volta per tutte. Guardavo tutti i post che avevo scritto, tutti quei pensieri, quelle parole disordinate che all”improvviso si ritrovavano stipati in un’orribile pagina word. Ma evidentemente non era ancora giunta la mia ora. Ho ‘dovuto/voluto’ aprire un altro blog. E questo è solo il primo post.
Il blog precedente si intitolava ‘lucidallest’. Avevo pensato di riprendere il titolo, ma non aveva senso. Sono in un’altra fase della mia vita, in cui le luci a est e le sensazioni che esse producevano sono lontane. Il viaggio per tornare a est è appena cominciato. E questa è solo la prima tappa.