Natale con i tuoi, Pasqua come puoi 2

Sapete, alla fine Leopardi aveva ragione: di tutta l’eccitazione che c’è nel preparare una festa, poi al momento di godere degli sforzi non resta poi molto.

Le vacanze tanto attese sono passate velocemente , è ora di tornare alle solite occupazioni, con un po’ più entusiasmo del solito (“Ma come, hai avuto tre giorni, non ti sei riposato?”). Prima di affondare di nuovo la testa nella quotidianità, però, apro un’ultima finestra sulla Pasqua appena passata. Ebbene, alla fine il cestino è stato preparato e benedetto. Tutto o quasi il suo contenuto è stato puntualmente e diligentemente mangiato la mattina di Pasqua a colazione, ho cucinato la babka, il dolce tradizionale, e mio marito si è cimentato nel suo primo barszcz (un’ottima zuppa, di cui mi sono goduta da lontano la preparazione) che, inutile dirlo, è venuto squisito.

Forse è un pensiero altamente infantile, ma mai come in questi giorni ho provato un senso di profonda gratitudine nei confronti dei miei genitori che durante tutte le feste, a Pasqua e a Natale, riuscivano a fare dei piccoli miracoli, mettendo in tavola ogni sorta di prelibatezza e riuscendo a conservare ancora un po’ di buon umore per noi bambini facendoci sorprese e regali. Sono cose che diamo per scontate per anni finché, all’improvviso, un giorno, non ci troviamo dall’altra parte della barricata e ci rendiamo conto che quello che per noi era così piccolo e insignificante, come la tavola apparecchiata a festa la mattina di Pasqua, o la preparazione di un dolce, richiedeva anche qualche momento di fatica, voleva dire togliere un po’ di tempo al riposo o alla lettura.

Non ci avevo pensato mettendo il titolo a questo post, ma veramente quest’anno per me la Pasqua è stata festeggiata esattamente “come potevo”, con tutta l’insesperienza e la fatica del caso, cercando di imitare maldestramente l’atmosfera familiare. Ma sapete una cosa? Alla fine, nonostante le ore di lavoro in cucina sparissero in qualche decina di minuti di abbuffata generale, sono contenta: in questi giorni la mia nuova casa è diventata ancora più “casa”.

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Natale con i tuoi, Pasqua come puoi

 

Dopo interminabili settimane di grigio, oggi a Cracovia finalmente splende il sole. E’ una di quelle giornate in cui tutto sembra possibile, in cui sembra che sorridano anche i sassi. Mancano tre giorni a Pasqua ed è il primo anno che passo questa festa nella mia nuova casa di adozione. Sarà la lontananza da casa, o sarà solo l’età che avanza, ma ho deciso di festeggiare secondo (più o meno) la tradizione polacca.

Da cosa cominciare, quindi? Sicuramente non dalle pulizie di primavera, meglio rimandare vetri e tende ai momenti di più pura autoflagellazione. Ebbene, ho deciso di iniziare dalla preparazione del cestino che conterrà i cibi che verranno benedetti il Sabato Santo. Questa è una tradizione che conosco bene, visto che questo rito è presente anche nelle valli del Natisone da cui provengo. La differenza, però, è chein Polonia, si mette solo un pezzettino simbolico di ogni alimento.

Ecco, allora, cosa bisogna mettere nel cestino: le uova, simbolo della nuova vita e della rinascita, il pane che rappresenta il Corpo di Cristo e garantisce alle persone che lo mangiano l’amore e la bontà; l’ affettato, simbolo di salute e fertilità, il sale  che rappresenta la purezza e la verità, che hanno la forza di mettere in fuga il male; il formaggio, simbolo dell’unione dell’uomo con la natura, il rafano, che rappresenta la forza fisica, un dolce, simbolo di abilità e perfezione, e infine un agnellino di zucchero, l’elemento frse più caratteristico della Pasqua che rappresenta la purezza e l’innocenza. Solitamente, si decora tutto con dei rametti di bosso e di gattici.

Per il momento nel mio cestino ci sono poche cose: rafano in vasetto (qua funziona così), un orrendo agnellino, le uova (ancora da colorare) e qualche affettato. Vi terrò aggiornati sugli sviluppi.

pasqua